Storia di San Martino in Gattara

San Martino in Gattara è un piccolo paese agricolo incassato nella Valle del Rio Campodosio a poche centinaia di metri dalla confluenza di questo col fiume Lamone. Esso dista circa 17 Km. da Brisighella ed è situato ad un chilometro e mezzo dal ponte di Marignano, che segna il confine della Provincia di Ravenna con la Provincia di Firenze.

Nel centro del paese esiste un locale che anticamente era l’oratorio dell’Ospedale di Santa Lucia. Ne restano un portale in armonia e alcune finestre: sul portale è incisa la data 6 maggio 1609.

E’ possibile ammirare, inoltre, la Chiesa Parrocchiale più volte ricostruita, e che in alcune sue parti (muri laterali e abside) risale ai secoli XII e XIII. All’interno è da notare l’effigie della Madonna col Bambino col titolo di “Madonna della neve”, la cui festa si celebra nella penultima Domenica di agosto, in concomitanza con una festa popolare. Una serie di rilevamenti anche archeologici, effettuati nel 1963, nel podere dell’Ospedale, ha rivelato l’esistenza a S. Martino in Gattara di uno dei pochissimi abitati di civiltà gallica esistenti in Italia. Si tratta di un muro di cinta e di un tumulo funerario circolare di grandi dimensioni. Tutto il materiale emerso dagli scavi (elmi di bronzo, gambali metallici, vasi e spille di diversa fattura) è stato trasportato alla Sovrintendenza di Bologna per essere restaurato e catalogato.

Qui sorgeva il “Castrum Gattariae” (le cui rovine si trovano sul silvestre cocuzzolo omonimo alto m. 442) che già dal 1192 apparteneva alla chiesa. Scrive Tolosano storico faentino del 1300 che all’inizio del XXIII secolo il castello era tenuto da un certo Amatore, figlio di Ugolino di Teodorico, personaggio assai bellicoso che fidando della forza delle sue torri “recava disturbo ai vicini fiorentini, ai faentini e ad altre limitrofe popolazioni”. Nel 1216 i faentini, stanchi dei suoi soprusi, assalirono il “Castrum Gattariae” e distrussero le due alte torri e vari centri adiacenti. In seguito il castello fu ricostruito e diventò possesso di celebri signorotti della zona finché nel 1289 venne venduto a Maghinardo Pagani di Susinana. Nel XIV secolo esso divenne proprietà dei Manfredi di Faenza. Nel 1376 il fortilizio venne venduto al Comune di Firenze che diede il comando ai Signori Manfredi del ramo di Marradi. Nel 1400 fu al centro di aspre lotte fra faentini, fiorentini, Manfredi del ramo faentino e marradese. Nel 1506 i veneziani occuparono il “Castrum” e lo rafforzarono, rendendolo consono alle nuove esigenze dell’arte bellica. Il territorio e relativa fortezza passarono poi alle dipendenze della Santa Sede e da questo momento la loro importanza come località strategica e politico-militare venne sempre diminuendo finché col passare degli anni venne abbandonato e cadde in rovina.

Lo stemma del castello era costituito da un cinghiale ferito su drappo rosso, che è stato ripreso come stemma dalla locale Società Sportiva.